RECENSIONE – STALKER

23 Mar 2020 | LE RECENSIONI DEI NOSTRI STUDENTI

Nell’agosto del 1979 viene presentato al festival di Mosca “Stalker”, quinto lungometraggio di Andrej Tarkovskij liberamente tratto dal romanzo “Picnic sul ciglio della strada” dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij. Un intellettuale, chiamato Scrittore, e un fisico denominato Professore si rivolgono ad uno Stalker per essere condotti nella Zona, un territorio disabitato nel quale si trova una stanza dove i desideri più intimi e nascosti delle persone vengono esauditi. I tre personaggi con una jeep e successivamente con un carrello ferroviario riescono a raggiungerla dopo aver superato un posto di blocco militare. Raggiunta la Zona, il film cambia dal seppia al colore, in quanto i protagonisti inalano la sua aria. Appena arrivati lo Stalker racconta ai viaggiatori la vicenda del suo maestro, di nome Dikobraz che significa porcospino, il quale riuscì ad arrivare nel luogo da loro cercato con l’intenzione di chiedere che venisse ridata la vita a suo fratello, morto per causa sua. Ma ritornato a casa dopo l’ingresso nella famosa stanza, Dikobraz scoprì di esser divenuto ricco: la Zona aveva realizzato il suo sogno e non quello che egli voleva e si sforzava di imporsi. E Dikobraz si impiccò. Nella Zona, lo Stalker compie dei riti come ad esempio il lancio dei dadi per verificare la percorribilità di un luogo, essi devono avanzare uno per volta e non possono ripercorrere la stessa strada. Dopo aver attraversato il tunnel chiamato “tritacarne”, giungono in prossimità della stanza in cui lo Scienziato parla al telefono con un suo collega che si trova in un laboratorio, poco dopo estrae una bomba perché secondo lui questo posto non darà a nessuno la felicità e se ci andasse qualcuno senza scrupoli chissà cosa potrebbe succedere. Lo Stalker cerca di strappagliela dalle mani, ma lo Scrittore lo difende poiché lo considera un ipocrita e uno sfruttatore che guadagna con la loro angoscia, ritenendosi un padrone che può decidere chi deve vivere e chi morire. Lo Stalker, piangendo, dice loro che tutto quello che ha si trova nella Zona, può aiutare le persone. Lo Scrittore afferma di non voler entrare nella stanza perché <>. Nel frattempo lo Scienziato getta via la bomba nella pozzanghera vicino a lui. I tre si siedono a terra uno vicino all’altro senza far vedere se entreranno oppure no. L’immagine torna in bianco e nero, i tre personaggi principali si trovano nello stesso bar del prologo, la moglie dello Stalker lo accompagna a casa insieme alla figlia. La guida racconta alla moglie che è rimasto infastidito dal comportamento dello Scrittore e dello Scienziato, rifiuta il suo invito di accompagnarlo nella Zona e giura che non vi entrerà mai più. La moglie lo ritiene un condannato a morte, un carcerato e sapeva che avrebbe avuto tante amarezze con lui, ma preferisce la felicità amara che una vita grigia e noiosa; in più secondo lei senza dolore non ci sarebbe felicità e speranza. La pellicola termina, a colori, con la bambina sola, seduta al tavolo di cucina. Dopo aver recitato una poesia, sposta con lo sguardo alcuni bicchieri sul bordo del tavolo e l’avvicinarsi di un treno fa scuotere il tutto, con in sottofondo la nona sinfonia di Beethoven.
Il tema principale è la dignità dell’uomo e la sua sofferenza dovuta alla mancanza di tale dignità. La meta dei personaggi principali è una stanza, a quanto si dice, vengono esauditi tutti i desideri più riposti. Quando essi la raggiungono dopo aver provato, pensato e valutato in modo nuovo molte cose, non si decidono a entrare nella stanza alla quale sono giunti rischiando la vita. Non trovano la forza spirituale per credere in se stessi, ma hanno abbastanza coraggio per guardarsi dentro e rimanerne atterriti. Questo luogo paludoso e mistico rappresenta la Vita, attraversandola l’uomo si spezza o resiste. Se l’uomo resiste dipenderà dal sentimento della propria dignità, dalla capacità di distinguere l’essenziale dal transeunte. Molti ne sono tornati a mane vuote, altri ci sono morti. Sembra che venti anni prima essa fu colpita da un meteorite e rase al suolo il villaggio. Ma non era un meteorite e misero del filo spinato per evitare che le persone andassero a curiosare. Il motivo che spinge lo Scrittore, interpretato da Anatolij Solonicyn, ad andarci è la perdita dell’ispirazione, ma in un secondo momento confesserà al Professore il seguente monologo: <<è tutta una balla, me ne frego dell’ispirazione e poi come potrei dare un nome esatto a quello che voglio? Ma anche, come potrei sapere che in realtà non voglio quello che sto cercando? E potrei aggiungere che io davvero non voglia quello che non voglio?! Sono tutte cose impercettibili, basta dargli un nome e il loro significato scompare..” >> Il regista rivela che lo Scrittore si reca nella Zona per incontrare l’ignoto e rimanerne meravigliato e colpito. A colpirlo sarà invece una semplice donna: la sua fedeltà e la forza della sua dignità umana. Giunto in prossimità della stanza dirà tra sé e sé che scrivere per lui è una fatica, un tormento. Mentre invece il Professore, interpretato da Mykola Hrin’ko, desidera vincere il Nobel e ha in comune con lo Scrittore il fatto di scavare per cercare la Verità. Lo Stalker, interpretato da Aleksandr Kajdanovskij, apparentemente debole, è in realtà invincibile grazie alla sua fede e alla sua volontà di servire gli uomini, proprio come un’artista. La sua biografia dice che è stato varie volte in prigione e sua figlia è una mutante, una vittima della Zona. La guida, vive momenti di disperazione, la sua fede barcolla, ma ogni volta avverte in sé la vocazione a servire gli uomini che hanno smarrito le loro speranze e illusioni. Dichiara allo Scienziato che non ha mai visitato la stanza perché sta bene cosi, e alla fine del film afferma allo Scrittore che uno Stalker non può entrarci, perfino alla moglie non è riuscito a dare niente, non ha amici e nemmeno può averne.
Tarkovskij rispetta le tre unità, di tempo, di luogo e di azione. Il tempo e il suo fluire si rilevano ed esistono all’interno dell’inquadratura. Il cineasta disse che non volevo divertire o stupire lo spettatore con cambiamenti di luogo e di azione, con la geografia degli avvenimenti, con l’intrigo. Mirava invece alla semplicità e alla modestia in tutta l’architettura del film. Voleva dimostrare le capacità del cinema di osservare, la vita senza intromissioni rozze ed evidenti nel suo corso. E’su questa strada che scorge la vera essenza poetica nel cinema.
Tra i topos del regista troviamo l’acqua che rappresenta il brodo primordiale cui è riflesso passato e presente, i pali della corrente che , posizionati in obliquo, si incrociano come fossero crocifissi. Scenografia ritenuta fondamentale per Tarkovskij poiché afferma che <>. Per quanto riguarda la colonna sonora il regista sovietico utilizza brani quali “Bolero”di Maurice Ravel, “Tannhäuser” di Richard Wagner, “Sinfonia n. 9” di Ludwig Van Beethoven e il “Preludio in mi bemolle minore BWV 853” da Clavicembalo ben temperato, libro I di Johann Sebastian Bach. La musica ha il potere, come recita lo Stalker nel film, di penetrare l’animo umano.
A 41 anni dall’uscita, il film non perde di significato, al contrario assume un potenza particolare, poiché vengono affrontati temi universali con la maniera che solo Tarkovskij sa fare. Ci spinge a riflettere su ciò che di specificamente umano ed eterno viva nell’anima di ciascuno. Ma questo elemento eterno e fondamentale, il più delle volte, viene ignorato dall’uomo; sebbene il destino sia nelle sue mani, rincorre fantasmi. Eppure, si riduce tutto a questa semplice particella elementare, l’unica su cui l’uomo possa basare la sua esistenza: la capacità di amare. Quest’ultima ha la possibilità di dare un senso alla propria vita. L’amore e la devozione sono appunto l’ultimo miracolo che si può contrapporre alla mancanza di fede, al cinismo, alla desolazione delle quali è permeato il mondo contemporaneo e di cui sono divenuti vittime lo Scrittore e lo Scienziato. Nonostante i protagonisti subiscano in apparenza una sconfitta, in realtà acquistano qualcosa di incalcolabilmente importante: la fede. E questo elemento essenziale vive in ogni uomo. Questo film andrebbe visto oggi, in quanto abbiamo disimparato ad amare e siamo succubi di un egoismo e odio allucinante.

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